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sindrome della bandelletta ileo-tibiale

La sindrome della bandelletta ileo-tibiale (Sbit) è un disturbo che si manifesta con un dolore lateralmente al ginocchio, a cui talvolta non si presta attenzione perché poco intenso. Col susseguirsi degli allenamenti, però, il dolore si aggrava, rendendo a un certo punto impossibile la corsa. I runners sono gli sportivi che ne sono più colpiti, ma la sindrome della bandelletta ileo-tibiale interessa anche i praticanti di altre discipline quali il calcio, la pallacanestro o la pallavolo. Tra gli infortuni che colpiscono il ginocchio del corridore non è comunque il più frequente, la leadership spetta infatti all’infiammazione del tendine rotuleo, seguita dalla sindrome femoro-rotulea (infiammazione dell’articolazione femoro-rotulea da “eccessivo consumo”) e dalla infiammazione dei tendini flessori (zampa d’oca generalmente o bicipite femorale).


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D)Il nome è complicato. Lo sono anche i sintomi?




R)No. Generalmente si avverte, verso la fine di un allenamento, un dolore lateralmente al ginocchio. Dopo la corsa il male scompare per ripresentarsi all’allenamento successivo con le stesse modalità. Dopo altre due o tre sedute comincia a essere un dolore importante che si manifesta in pochi minuti. A questo punto devi fermarti e farti visitare.




D)Di che cosa si tratta esattamente?




R)È una sindrome da sovraccarico (ossia insorge quando hai esagerato con l’allenamento!) che colpisce la parte terminale di un muscolo situato lateralmente alla coscia, il tensore della fascia lata, che termina con una sorta di bandelletta posizionata lateralmente al ginocchio. Nei soggetti predisposti - che presentano una situazione di tibia vara, ossia gambe a parentesi, oppure di piede che tende alla pronazione, ossia che cede eccessivamente all’interno in fase d’appoggio col terreno - si può verificare una frizione eccessiva tra questo tendine e l’osso sottostante (condilo femorale laterale), con conseguente infiammazione.




D)C’è un modo per riconoscere questo disturbo a colpo sicuro?




R)No, per diagnosticare con sicurezza la sindrome della bandelletta ileo-tibiale occorre una visita specialistica  perché un dolore nella stessa sede potrebbe essere causato da un danno al menisco laterale, da una sindrome femoro rotulea, da una tendinite poplitea o da una sofferenza del legamento collaterale esterno. Solo uno specialista, con una visita accurata, riesce a formulare la giusta diagnosi.




D)È vero che è un infortunio tipico di chi comincia a correre o riprende a farlo dopo una lunga pausa?




R)Essendo una sindrome da sovraccarico, può verificarsi nei già citati soggetti predisposti in tutte le situazioni di eccesso di carico, indipendentemente dal livello di allenamento.




D)Che cosa è bene fare come primo intervento?




R)Il freddo è la prima terapia a cui fare ricorso. La borsa del ghiaccio va applicata subito dopo la corsa - gara o allenamento che sia - o appena arrivati a casa. Attenzione, però, a non tenerla più di 20 minuti! In quella zona c’è un nervo estremamente superficiale (lo sciatico popliteo esterno) che potrebbe restare danneggiato dall’uso prolungato del freddo. Subito dopo occorre programmare la visita presso FOOTCLINIC. È sbagliato ricorrere al fai da te senza avere a disposizione una diagnosi precisa.




D)In quanto tempo si guarisce?




R)Il problema si risolve generalmente in un periodo di tempo che varia dai 15 giorni a un mese, ma purtroppo esistono casi con guarigione più lenta.




D)Quali sono le cure più efficaci per la risoluzione di questo infortunio?




R)Le onde d’urto abbinate a fisiokinesiterapia sono teapie sintomatiche.La terapia radicale e' il plantare FOOTCLINIC. 




D)Si può continuare a correre o si devono sospendere gli allenamenti?




R)La corsa va assolutamente interrotta e, purtroppo, in questo caso non è possibile conservare la forma dedicandosi a sport alternativi, in quanto qualsiasi movimento di flesso-estensione del ginocchio può generare frizione tra tendine e osso.




D)È possibile debellarla o la sindrome può ripresentarsi nel tempo?




R)Si ripresenterà se sussistono le predisposizioni anatomiche prima citate. La migliore prevenzione e' l'utilizzo dui un plantare FOOTCLINIC:




D)Quali scarpe è meglio utilizzare se si è soggetti a questo tipo di disturbo?


R)Scarpe FINNAMIC predisposte per il plantare FOOTCLINIC.




Lo stretching gioca un ruolo fondamentale nella cura e nella prevenzione della sindrome della bandelletta ileo-tibiale

Dopo una prima fase di riposo e di riduzione dell’infiammazione acuta, è utile inserire degli esercizi di stretching specifici (come quelli che ti proponiamo di seguito), che aiutino i muscoli e i tendini della parte esterna della coscia e del bacino, irrigiditi e congestionati dall’infiammazione, a riacquistare elasticità e salute. Una volta risolto definitivamente il problema, al fine di prevenire pericolose ricadute è bene inserire gli esercizi anche nella normale routine di stretching quotidiano.




Torsione da seduti

Seduto a terra con la gamba sinistra distesa e la destra accavallata con il ginocchio verso il petto, ruota il busto, porta il gomito sinistro a contatto con il ginocchio della gamba destra e spingilo verso l’interno così da allungare la parte esterna della coscia. Mantieni la posizione per almeno 30 secondi senza bloccare la respirazione. InvertI la posizione per allungare l’altra parte.


La sindrome della bandelletta ileo-tibiale (Sbit) è un disturbo che si manifesta con un dolore lateralmente al ginocchio, a cui talvolta non si presta attenzione perché poco intenso. Col susseguirsi degli allenamenti, però, il dolore si aggrava, rendendo a un certo punto impossibile la corsa. I runners sono gli sportivi che ne sono più colpiti, ma la sindrome della bandelletta ileo-tibiale interessa anche i praticanti di altre discipline quali il calcio, la pallacanestro o la pallavolo. Tra gli infortuni che colpiscono il ginocchio del corridore non è comunque il più frequente, la leadership spetta infatti all’infiammazione del tendine rotuleo, seguita dalla sindrome femoro-rotulea (infiammazione dell’articolazione femoro-rotulea da “eccessivo consumo”) e dalla infiammazione dei tendini flessori (zampa d’oca generalmente o bicipite femorale).

Il nome è complicato. Lo sono anche i sintomi?

No. Generalmente si avverte, verso la fine di un allenamento, un dolore lateralmente al ginocchio. Dopo la corsa il male scompare per ripresentarsi all’allenamento successivo con le stesse modalità. Dopo altre due o tre sedute comincia a essere un dolore importante che si manifesta in pochi minuti. A questo punto devi fermarti e farti visitare.

Di che cosa si tratta esattamente?

È una sindrome da sovraccarico (ossia insorge quando hai esagerato con l’allenamento!) che colpisce la parte terminale di un muscolo situato lateralmente alla coscia, il tensore della fascia lata, che termina con una sorta di bandelletta posizionata lateralmente al ginocchio. Nei soggetti predisposti - che presentano una situazione di tibia vara, ossia gambe a parentesi, oppure di piede che tende alla pronazione, ossia che cede eccessivamente all’interno in fase d’appoggio col terreno - si può verificare una frizione eccessiva tra questo tendine e l’osso sottostante (condilo femorale laterale), con conseguente infiammazione.

C’è un modo per riconoscere questo disturbo a colpo sicuro?

No, per diagnosticare con sicurezza la sindrome della bandelletta ileo-tibiale occorre una visita specialistica (medico dello sport o traumatologo) perché un dolore nella stessa sede potrebbe essere causato da un danno al menisco laterale, da una sindrome femoro rotulea, da una tendinite poplitea o da una sofferenza del legamento collaterale esterno. Solo uno specialista, con una visita accurata, riesce a formulare la giusta diagnosi.

È vero che è un infortunio tipico di chi comincia a correre o riprende a farlo dopo una lunga pausa?

Essendo una sindrome da sovraccarico, può verificarsi nei già citati soggetti predisposti in tutte le situazioni di eccesso di carico, indipendentemente dal livello di allenamento.

Che cosa è bene fare come primo intervento?

Il freddo è la prima terapia a cui fare ricorso. La borsa del ghiaccio va applicata subito dopo la corsa - gara o allenamento che sia - o appena arrivati a casa. Attenzione, però, a non tenerla più di 20 minuti! In quella zona c’è un nervo estremamente superficiale (lo sciatico popliteo esterno) che potrebbe restare danneggiato dall’uso prolungato del freddo. Subito dopo occorre programmare la visita da un medico specialista. È sbagliato ricorrere al fai da te senza avere a disposizione una diagnosi precisa.

In quanto tempo si guarisce?

Il problema si risolve generalmente in un periodo di tempo che varia dai 15 giorni a un mese, ma purtroppo esistono casi con guarigione più lenta.

Quali sono le cure più efficaci per la risoluzione di questo infortunio?

Le onde d’urto abbinate a fisiokinesiterapia.

Si può continuare a correre o si devono sospendere gli allenamenti?

La corsa va assolutamente interrotta e, purtroppo, in questo caso non è possibile conservare la forma dedicandosi a sport alternativi, in quanto qualsiasi movimento di flesso-estensione del ginocchio può generare frizione tra tendine e osso.

È possibile debellarla o la sindrome può ripresentarsi nel tempo?

Si ripresenterà se sussistono le predisposizioni anatomiche prima citate. In ogni caso è utile concordare con l’esperto un programma preventivo.

Quali scarpe è meglio utilizzare se si è soggetti a questo tipo di disturbo?

Dipende dal tipo di problema che è alla base della Sbit. Comunque una tibia vara esclude un modello di scarpa concepito per contenere o correggere l’eccesso di pronazione. Uno studio baropodometrico (studio dinamico dell’appoggio del piede camminando e correndo) potrebbe fornire delle utili informazioni e suggerire l’adozione di un eventuale plantare da introdurre nella calzatura.


DUE ESERCIZI UTILI

Lo stretching gioca un ruolo fondamentale nella cura e nella prevenzione della sindrome della bandelletta ileo-tibiale

Dopo una prima fase di riposo e di riduzione dell’infiammazione acuta, è utile inserire degli esercizi di stretching specifici (come quelli che ti proponiamo di seguito), che aiutino i muscoli e i tendini della parte esterna della coscia e del bacino, irrigiditi e congestionati dall’infiammazione, a riacquistare elasticità e salute. Una volta risolto definitivamente il problema, al fine di prevenire pericolose ricadute è bene inserire gli esercizi anche nella normale routine di stretching quotidiano.




Torsione da seduti

Seduto a terra con la gamba sinistra distesa e la destra accavallata con il ginocchio verso il petto, ruota il busto, porta il gomito sinistro a contatto con il ginocchio della gamba destra e spingilo verso l’interno così da allungare la parte esterna della coscia. Mantieni la posizione per almeno 30 secondi senza bloccare la respirazione. InvertI la posizione per allungare l’altra parte.


 La sindrome della bandelletta ileo-tibiale (Sbit) è un disturbo che si manifesta con un dolore lateralmente al ginocchio, a cui talvolta non si presta attenzione perché poco intenso. Col susseguirsi degli allenamenti, però, il dolore si aggrava, rendendo a un certo punto impossibile la corsa. I runners sono gli sportivi che ne sono più colpiti, ma la sindrome della bandelletta ileo-tibiale interessa anche i praticanti di altre discipline quali il calcio, la pallacanestro o la pallavolo. Tra gli infortuni che colpiscono il ginocchio del corridore non è comunque il più frequente, la leadership spetta infatti all’infiammazione del tendine rotuleo, seguita dalla sindrome femoro-rotulea (infiammazione dell’articolazione femoro-rotulea da “eccessivo consumo”) e dalla infiammazione dei tendini flessori (zampa d’oca generalmente o bicipite femorale).

Il nome è complicato. Lo sono anche i sintomi?

No. Generalmente si avverte, verso la fine di un allenamento, un dolore lateralmente al ginocchio. Dopo la corsa il male scompare per ripresentarsi all’allenamento successivo con le stesse modalità. Dopo altre due o tre sedute comincia a essere un dolore importante che si manifesta in pochi minuti. A questo punto devi fermarti e farti visitare.

Di che cosa si tratta esattamente?

È una sindrome da sovraccarico (ossia insorge quando hai esagerato con l’allenamento!) che colpisce la parte terminale di un muscolo situato lateralmente alla coscia, il tensore della fascia lata, che termina con una sorta di bandelletta posizionata lateralmente al ginocchio. Nei soggetti predisposti - che presentano una situazione di tibia vara, ossia gambe a parentesi, oppure di piede che tende alla pronazione, ossia che cede eccessivamente all’interno in fase d’appoggio col terreno - si può verificare una frizione eccessiva tra questo tendine e l’osso sottostante (condilo femorale laterale), con conseguente infiammazione.

C’è un modo per riconoscere questo disturbo a colpo sicuro?

No, per diagnosticare con sicurezza la sindrome della bandelletta ileo-tibiale occorre una visita specialistica (medico dello sport o traumatologo) perché un dolore nella stessa sede potrebbe essere causato da un danno al menisco laterale, da una sindrome femoro rotulea, da una tendinite poplitea o da una sofferenza del legamento collaterale esterno. Solo uno specialista, con una visita accurata, riesce a formulare la giusta diagnosi.

È vero che è un infortunio tipico di chi comincia a correre o riprende a farlo dopo una lunga pausa?

Essendo una sindrome da sovraccarico, può verificarsi nei già citati soggetti predisposti in tutte le situazioni di eccesso di carico, indipendentemente dal livello di allenamento.

Che cosa è bene fare come primo intervento?

Il freddo è la prima terapia a cui fare ricorso. La borsa del ghiaccio va applicata subito dopo la corsa - gara o allenamento che sia - o appena arrivati a casa. Attenzione, però, a non tenerla più di 20 minuti! In quella zona c’è un nervo estremamente superficiale (lo sciatico popliteo esterno) che potrebbe restare danneggiato dall’uso prolungato del freddo. Subito dopo occorre programmare la visita da un medico specialista. È sbagliato ricorrere al fai da te senza avere a disposizione una diagnosi precisa.

In quanto tempo si guarisce?

Il problema si risolve generalmente in un periodo di tempo che varia dai 15 giorni a un mese, ma purtroppo esistono casi con guarigione più lenta.

Quali sono le cure più efficaci per la risoluzione di questo infortunio?

Le onde d’urto abbinate a fisiokinesiterapia.

Si può continuare a correre o si devono sospendere gli allenamenti?

La corsa va assolutamente interrotta e, purtroppo, in questo caso non è possibile conservare la forma dedicandosi a sport alternativi, in quanto qualsiasi movimento di flesso-estensione del ginocchio può generare frizione tra tendine e osso.

È possibile debellarla o la sindrome può ripresentarsi nel tempo?

Si ripresenterà se sussistono le predisposizioni anatomiche prima citate. In ogni caso è utile concordare con l’esperto un programma preventivo.

Quali scarpe è meglio utilizzare se si è soggetti a questo tipo di disturbo?

Dipende dal tipo di problema che è alla base della Sbit. Comunque una tibia vara esclude un modello di scarpa concepito per contenere o correggere l’eccesso di pronazione. Uno studio baropodometrico (studio dinamico dell’appoggio del piede camminando e correndo) potrebbe fornire delle utili informazioni e suggerire l’adozione di un eventuale plantare da introdurre nella calzatura.


DUE ESERCIZI UTILI

Lo stretching gioca un ruolo fondamentale nella cura e nella prevenzione della sindrome della bandelletta ileo-tibiale

Dopo una prima fase di riposo e di riduzione dell’infiammazione acuta, è utile inserire degli esercizi di stretching specifici (come quelli che ti proponiamo di seguito), che aiutino i muscoli e i tendini della parte esterna della coscia e del bacino, irrigiditi e congestionati dall’infiammazione, a riacquistare elasticità e salute. Una volta risolto definitivamente il problema, al fine di prevenire pericolose ricadute è bene inserire gli esercizi anche nella normale routine di stretching quotidiano.




Torsione da seduti

Seduto a terra con la gamba sinistra distesa e la destra accavallata con il ginocchio verso il petto, ruota il busto, porta il gomito sinistro a contatto con il ginocchio della gamba destra e spingilo verso l’interno così da allungare la parte esterna della coscia. Mantieni la posizione per almeno 30 secondi senza bloccare la respirazione. InvertI la posizione per allungare l’altra parte.


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Salice piangente

In piedi, incrocia la gamba sinistra davanti alla destra, poi fletti il busto lateralmente verso sinistra e spingi il bacino verso destra, finché non senti allungare la muscolatura laterale del bacino. Per aumentare l’effetto puoi flettere il braccio destro verso sinistra. Per allungare l’altra parte inverti la posizione.

 

 

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Provvedimento n.229 dell'8 maggio 2014 - pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 126 del 3 giugno 2014.

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